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PREMESSA

Tutti gli atleti, durante il proprio percorso professionale, devono affrontare la sfida di coniugare la carriera sportiva con l’istruzione o il lavoro. Nel mondo dello sport, l’ottenimento del successo “ad alti livelli”, richiede allenamenti intensivi e competizioni, in patria o all’estero, che possono essere ardui da conciliare con le richieste e le restrizioni del sistema educativo e del mercato del lavoro. Per evitare circostanze in cui giovani talenti e sportivi “d’élite” siano costretti a scegliere tra istruzione/sport – lavoro/sport, non bastano alti livelli di motivazionali interiori, impegno, resilienza e responsabilità da parte dell’atleta, ma sono necessari specifici accorgimenti. Tali accorgimenti, detti di “doppia carriera”, dovrebbero agevolare la carriera sportiva degli atleti consentendo loro di perseguire istruzione e lavoro, promuovendo la realizzazione di una nuova professionalità dopo quella sportiva, proteggendo e salvaguardando, al tempo stesso, la posizione lavorativa degli atleti.

COSA SI INTENDE PER DUAL CAREER

Stando alle “Conclusioni del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, sulla duplice carriera degli atleti” del 14 giugno 2013, il termine «duplice carriera» indica che un atleta può combinare, senza sforzi personali irragionevoli, la propria carriera sportiva con lo studio e/o il lavoro in modo flessibile, mediante una formazione di alto livello al fine di tutelare i propri interessi morali, sanitari, educativi e professionali, senza compromettere alcun obiettivo; particolare enfasi viene posta sul proseguimento dell’istruzione formale dei giovani atleti. Risultati sportivi di altissimo livello devono poter essere abbinati all’istruzione e a una carriera che consentano agli atleti di far leva sui propri punti di forza per contribuire alla società.

Il Consiglio inoltre prosegue dichiarando che “gli atleti forniscono un contributo importante all’immagine dello sport e dell’attività fisica, trasmettono alla società valori positivi quali la lealtà e l’impegno ai fini del risultato e fungono da modelli per reclutare giovani atleti. Sono inoltre importanti rappresentanti dei rispettivi paesi. In tale contesto, tutte le organizzazioni sportive e i governi hanno la responsabilità di consentire agli atleti di riuscire in una duplice carriera per garantire che non siano svantaggiati al termine della loro carriera sportiva”.

OBIETTIVO DELLE INTERVISTE

L’obiettivo delle interviste è quello di ascoltare la “voce degli atleti”, ed in particolar modo raccogliere le loro esperienze sportive, formative e professionali. Questo con il fine ultimo di porre l’attenzione su una problematica quanto mai attuale, quella del “post-carriera”, che coinvolge la maggior parte degli atleti di alto livello.

L’ATLETA

Marta Pagnini, nata il 21 gennaio del 1991, è cresciuta come atleta nell’Etruria Prato, storica società di ginnastica dove rimane fino alla convocazione in Nazionale nel 2008.

Nel 2011 diventa campionessa del Mondo ai Mondiali di Montpellier. Partecipa poi alle Olimpiadi di Londra 2012, dove vince la medaglia di bronzo con la Nazionale italiana. Nel 2013 diventa capitano della nuova squadra fino alla Olimpiadi di Rio 2016 dove conclude la carriera con un quarto posto.

Il palmares di Marta conta, tra le altre medaglie, un bronzo olimpico, 2 ori e 6 argenti ai campionati del mondo e più di 50 medaglie internazionali tra europei e Coppe del Mondo.

Dopo il ritiro dall’attività agonistica si laurea in Relazioni Internazionali alla Cattolica di Milano e consegue i brevetti di Giudice e Allenatore Internazionale di ginnastica ritmica.

Oggi, oltre all’impegno sul campo come giudice e tecnico internazionale, lavora come telecronista e come consulente in un’agenzia di comunicazione sportiva.

Ciao Marta, prima di tutto grazie per la tua disponibilità. Iniziamo!

Esperienze formative e titoli di studio?

Diploma di Liceo Scientifico. Laurea triennale in “Relazioni Internazionali” all’Università Cattolica di Milano. Master in Sport Management presso la Scuola Dello Sport del CONI e LUISS Business School di Roma. Corso Internazionale sulla Leadership Femminile promosso dalla Federazione Internazionale di Ginnastica a San Pietroburgo nel 2019. 

Durante la carriera sportiva, hai cominciato a pensare al tuo percorso successivo all’attività agonistica? Se sì, quando hai iniziato a farlo?

Ho iniziato a pensarci da subito, per questo ho deciso di iscrivermi all’Università quando ancora ero atleta a tempo pieno. Volevo coltivare la mia passione per le lingue e le culture straniere, così ho deciso di optare per il corso di Relazioni Internazionali. Sapevo che sarebbe stata dura studiare materie impegnative come la geopolitica o il diritto internazionale da sola, senza la possibilità di seguire le lezioni a causa degli allenamenti che mi vedevano impegnata circa 8/9 ore al giorno, ma le sfide mi sono sempre piaciute!

Cosa ti ha spinta ad  avviare un percorso formativo durante la tua carriera sportiva?

La mia curiosità! Sono una persona estremamente stimolata dal conoscere. Il mio percorso sportivo mi ha portata a dovermi relazionare con culture diverse dalla mia già da molto piccola, e questo per me è stato uno stimolo fondamentale, che mi ha permesso di crescere in fretta, sviluppando conoscenze importanti tramite l’esperienza diretta. 

Sei stato indirizzata/consigliata nella scelta del tuo percorso formativo?

I miei genitori mi sono stati vicino in tutto. Dalla carriera sportiva a quella scolastica e poi professionale, ma non mi hanno mai condizionata o spinta in una certa direzione. Sono stata io a decidere quale percorso intraprendere, in accordo con le mie passioni e attitudini. Certo, senza il supporto e la  fiducia della famiglia non sarei mai riuscita a portare a termine gli obiettivi che mi sono, di volta in volta, prefissata!

Come hai conciliato la pratica sportiva con lo studio?

È stato molto difficile, soprattutto al Liceo. Ho avuto sfortuna nel mio percorso scolastico perché sono entrata in contatto con realtà molto ostili alla mia condizione di atleta. Sono contenta che adesso le cose stiano cambiando e spero che esperienze come la mia possano servire per aprire nuovi scenari e mettere gli atleti nelle condizioni migliori per essere ottimi sportivi e, perché no, anche ottimi studenti.

Hai in programma di iniziare un nuovo percorso formativo? Se sì, che tipo di percorso stai valutando?

Beh, mi viene un’idea nuova al minuto quindi è difficile rispondere a questa domanda! Mi piacerebbe studiare e imparare nuove lingue, il mio sogno sarebbe quello di parlarle tutte! Per quanto riguarda altri percorsi formativi non saprei… sono aperta a nuove avventure ma mi piace anche sperimentare e mettere in pratica sul campo quello che ho imparato finora.

Quanto è importante a tuo avviso formarsi durante l’arco della carriera sportiva?

È FONDAMENTALE, almeno, per me lo è stato. Non solo per un fatto di cultura ma anche e soprattutto per la salute mentale dell’atleta, che spesso si ritrova completamente assorbito dalla propria disciplina sportiva ed entra in uno stato di dedizione a senso unico che non gli permette di dare il massimo neanche in quella stessa cosa. Non so se mi sono spiegata, ma insomma ciò che intendo dire è che qualsiasi sia il tuo impegno principale, tutto ciò che impari e che ti arricchisce culturalmente va a beneficio di quell’obiettivo, anche se può sembrare apparentemente scollegato!

Quali sono a tuo avviso i principali ostacoli alla formazione dell’atleta?

Intanto il sistema, che non premia abbastanza chi dedica la propria vita allo sport ad alto livello. E poi alcune mentalità che definisco “univoche”: o la scuola o lo sport. Nulla di più sbagliato!

Quali sono secondo te i rischi maggiori che l’atleta ignora non pensando al “dopo”?

Verrebbe da pensare che il rischio maggiore sia quello di non avere un lavoro, ma secondo me non è così. Un ex-atleta ha buone possibilità di trovare un’occupazione dopo il ritiro, il problema è essere appagato e stimolato da tale occupazione. Chi ha vissuto le emozioni dello sport agonistico difficilmente si accontenterà di un lavoro che non regala stimoli e non pone obiettivi da raggiungere! Per questo dal mio ritiro ho stravolto la mia vita in meno di 3 anni. L’adrenalina e la forza di volontà che mettevo in quelle ore di allenamento e nelle gare le ho trasferite facendo una marea di cose. E questo l’ho fatto anche e soprattutto perché avevo preparato la strada quando ancora ero una ginnasta in attività.

Ritieni che Club, Leghe o Federazione di appartenenza abbiano un ruolo importante nel supporto all’atleta in ottica di post-carriera?

Si, certo, il Club o la Federazione rappresenta una famiglia per l’atleta e non è mai bello sentirsi abbandonati. Anche in questo senso, a mio parere, si può fare ancora molto per migliorare ed incrementare i sistemi di assistenza e collaborazione post agonistica con gli atleti che hanno dato tanto durante la carriera e sono pronti a farlo ancora in altre vesti!

Nella tua esperienza, hai ricevuto un supporto da Club, Leghe o Federazione?

Ho avuto la fortuna di iniziare un bellissimo percorso come telecronista nella neonata web tv della Federazione Ginnastica che mi ha permesso di vivere le  competizioni da bordo campo e per questo ringrazio sempre il mio collega David Ciaralli, responsabile dell’ufficio stampa della FGI. Inoltre sono grata enormemente al CONI che mi ha coinvolta in tantissime attività e progetti meravigliosi dopo il mio ritiro.

Durante la tua carriera sportiva, ritieni di aver maturato competenze e conoscenze spendibili nel mondo del lavoro? Se sì, quali?

Assolutamente sì, ma molte sono anche conseguenze caratteriali. Sicuramente ricoprire il ruolo di capitano di una squadra ti lascia una grande esperienza e, in generale, la disciplina e la dedizione che richiede uno sport come la ginnastica ritmica sono aspetti cruciali nella formazione personale, soprattutto se si pensa che viene praticato da ragazze molto giovani, adolescenti.

Parlando di oggi…cosa bolle nella pentola di Marta Pagnini?

Fisicamente in pentola bolle poco perché a casa non ci sono quasi mai! Scherzi a parte, di progetti ce ne sono tanti ma la cosa che più mi stimola è sapere che da oggi a domani tutto può cambiare, che si possono continuamente presentare nuove opportunità e nuove occasioni. C’è una certezza, non voglio lasciare lo sport e la ginnastica, non so in quale veste e  non importa, ma sicuramente ci sarò nel mondo dello sport !!!

IL MESSAGGIO 

Prendete ciò che state vivendo come una grande opportunità e non come un punto di arrivo. Quello che si vive durante la carriera sportiva è magico, ma il bello arriva dopo, quando riesci a dimostrare a te stesso che lo sport ti ha reso grande come persona, non solo come atleta.

 

Autore

Matteo Esposito

Giocatore di calcio a 5 di Serie A. Laureato in Economia – Operatore Giuridico d’Impresa – all’UNIVAQ. Specializzando in Gestione d’Impresa e Tecnologie Digitali presso l“UNINETTUNO. Nel 2017 ha conseguito l’Executive Master in Management dello Sport LUISS-CONI. Ha nel sangue la filosofia gestionale della Responsabilità Sociale d’impresa.

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