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La Bundesliga riparte, a gran voce esempio per tutto il movimento calcistico. Regole ferree e controlli. Siamo davvero sicuri che ci vada bene così?

 

Protocolli, vertici sanitari, accortezze, mascherine e distanze. Da qualche parte il nostro amato calcio riparte dopo il lockdown imposto dal coronavirus.

Il 16 maggio 2020 verrà ricordata come la data del ritorno al calcio post coronavirus in Europa ed è stata la Bundes a ripartire per prima. Rimanendo fermi sulle loro convinzioni i vertici della Serie A tedesca hanno convinto la Merkel e la sanità a stilare il prima possibile un protocollo per ripartire senza calpestare la salute di atleti e del nutrito carrozzone di lavoratori al seguito, la Cancelliera ha dato l’ok, ma ha anche confermato che se la situazione contagi nel paese risalirà è pronta ad interrompere tutto nuovamente e forse definitivamente (per la cronaca al momento del ritorno agli allenamenti si sono registrati 10 contagi in un club!).

Poco importa intanto andiamo in campo anche se saranno gare stile “scapoli ammogliati” per quanto riguarda l’atmosfera stadio (e non solo quella), dove ovviamente non ci sono tifosi e in qualche impianto per mancanza di spazio le panchine si sono spostate sulle tribune, con calciatori e staff ad occupare i seggiolini lasciati vuoti.

A detta di tutti il famoso protocollo adottato in Germania è il più rigido (come poteva essere il contrario). La ripartenza è passata attraverso due fasi. Un mese fa il ritorno agli allenamenti: piccoli gruppi, niente contrasti e distanza di almeno 2 metri. Mascherine e guanti obbligatori in palestra.

I calciatori che si recano all’allenamento (max in gruppi di 5, per poi allenarsi in solitaria fino alla scorsa settimana con il ritorno agli allenamenti di squadra), controllo in auto prima dell’ingresso nel centro sportivo e invio dei dati in forma anonima alla commissione medica della Bundesliga. É assolutamente vietato mangiare insieme (atleti, staff, ecc…) e in caso di positività? Verrà isolata solo la persona contagiata, mentre la squadra continuerà ad allenarsi, chiaramente sotto “stretta sorveglianza” dei tamponi, acquistati e distribuiti direttamente dalla lega sborsando circa 4 milioni di euro.

Comunque evitato il rischio di perdere 750 milioni di euro, secondo il CEO della Bundesliga Christian Seifert, guardando le gare inizialmente non sembra cambiato molto, attenzione l’apparenza inganna. Il primo gol alla ripresa è sempre del fenomeno norvegese del Borussia Erling Haaland. Dopo la prima post covid a otto giornate dal termine, in testa alla classifica c’è sempre il Bayern Monaco con 58 punti, inseguito dal Borussia a 54 e dall’altro Borussia il Moenchengladbach a 52.

Ma come detto l’apparenza inganna, perché le immagini che girano sul web ci fanno vedere forse un altro spettacolo, sembra quasi un musical. Esultanze ravvicinate proibite che forse vista la creatività non guastano neanche, anche se a qualcuno dell’Hertha e del Gladbach l’abbraccio è scappato, tifosi assenti e quindi nessun coro ad animare i match che vengono vissuti in un clima surreale con qualche parolaccia o rimprovero in mondovisione a spaccare il silenzio ed il gioco? Lo spettacolo? Beh i calciatori, non proprio in forma dopo due mesi di inattività fanno quel che possono e a giustificarli viene fuori un altro dato importante (forse un record), al termine della giornata si sono registrati 12 (dodici) stiramenti, ovvio, affermerebbe qualsiasi fisioterapista.

Inoltre a qualcuno le domande, banali, vengono a galla. Ma se i contatti in campo ci sono stati perché evitare le esultanze? Ma se i calciatori possono essere distanziati, perché non farlo con i tifosi riducendo la capienza degli impianti? 

Staremo a vedere, secondo chi scrive le somme si tirano alla fine, vedremo se nelle prossime settimane le forzature del calcio tedesco avranno prodotto buoni risultati o una nuova quarantena. Vedremo anche se Premier, Liga e soprattutto Serie A si sapranno organizzare per terminare le rispettive stagioni. In Italia non ci si può nascondere, un po’ di caos c’è. Forse la paura di prendere una decisione, giusta o sbagliata, troppo tardi per poter poi ripartire subito con la nuova stagione apre a continui ripensamenti, la C non gioca, la B si, la A assolutamente si, la D no, i playoff forse, le retrocessioni ni.

Staremo a vedere intanto, “überhaupt guter Fußball”. Per chi non è tedesco, buon calcio a tutti!

Autore

Gabriele Di Leginio

Amante dello sport e sportivo “da sempre”, è un manager qualificato che vanta una Laurea in “Governance dello Sport” all’Università degli Studi di Teramo ed una specializzazione in “Management dello Sport” all’Università degli Studi di Roma “Foro Italico”. Nel 2014 ha conseguito il Diploma al corso internazionale “Gestión Deportiva” presso il CIES, la Real Federación Española de Futbol e la Universidad Rey Juan Carlos de Madrid.

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