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Tra maschile e femminile non cambiano le regole del gioco. Ma quali siano i club storici e vincenti, a quanto pare “SI”!

 

Mi sento un po’ come Boldi e De Sica nell’esilarante commedia del 1996 targata Carlo Vanzina: A spasso nel tempo!

E allora consci del su e giù/avanti indietro che ci attende, ripartiamo da dove ci siamo lasciati due settimane fa, precisamente nel ‘68, sul litorale viareggino, commentando la nascita dell’allora Federazione Italiana Calcio Femminile. La FICF fu l’istituzione che per prima raccolse in un unica organizzazione tutto il fermento derivato dalla (c)reazione a catena di numerosi club di calcio femminile tra toscana, liguria, emilia-romagna e lombardia, sorti a seguito della costituzione della double di club fondati da Valeria Rocchi con il sostegno “in backstage” di Angelo Moratti, storico e vittorioso patron del FC Internazionale di Milano di quegli anni.

Oggi il viaggio prosegue assecondando la linea geografica (per lo più appenninica) e temporale, che ci conduce all’epoca in cui la FICF, in poco meno di tre anni, riuscì a creare un sistema agonistico complesso con due serie di campionati (A e B), a cui si aggiunse dal 1971 un torneo di Coppa.

Come detto nella scorsa “puntata”, il primo campionato targato FICF fu vinto dal Genoa, alla quale seguì nel 1969 quella della Roma. Il 1971, invece, fu la volta del Piacenza. Da allora in poi, furono diverse le squadre che si alternarono – con una certa riscontrabile discontinuità – ai vertici agonistici della categoria, secondo un approccio ritenuto di natura genuinamente “romantica” e “dilettantesca” da quei cronisti che per primi hanno sentito il bisogno di studiare e raccontare i fatti storici legati alla nascita del movimento calcistico femminile. 

Tra queste, il Milan, che vinse lo scudetto nel 1975 (altri  nel 1992 e nel 1999) e che in 32 stagioni, insieme alla Lazio, che lo ha conquistato anche nel 1987 e nel 1988, ed il Modena (1997 e 1998) furono le uniche squadre di blasone calcistico tradizionalmente inteso secondo i modelli maschili, a primeggiare in questa competizione che è sempre stata contrassegnata da logiche competitive e di supremazie agonistiche riconducibili al concetto dell’”effetto-sorpresa” proveniente dalla provincia.

Per il resto nel femminile si sono maggiormente espressi ai vertici, e con successo, club di medio livello, magari collegati a squadre di natura aziendale e dopolavoristica: tra le più celebri e vittoriose, la Falchi Astro di Montecatini, la Lubiam Lazio e la Despar di Trani.

Quest’ultima non è stata l’unica squadra pugliese di vertice, essendo questa regione meridionale, dopo l’Emilia, la più fruttuosa terra del calcio femminile con 6 scudetti su 32 finora assegnati. Ma soprattutto, attualmente, non è l’unica squadra Pugliese a primeggiare nel movimento.

E quest’ultima frase, è uno di quegli esempi perfetti di come si debbano sempre lasciare i propri lettori “con il fiato sospeso”.

Alla prossima puntata…

 

 

 

 

 

 

Autore

Carlo Alessandri

Ex calciatore professionista. Laureato a pieni voti in Forme e Tecniche dello Spettacolo alla Sapienza di Roma. Dal 2012 al 2017 opera nel settore della produzione e distribuzione cinematografica. Nel 2017 ha conseguito l’Executive Master in Management dello Sport LUISS-CONI. E’ autore – regista di corti, docu e format originali di intrattenimento sui temi Sport ed Esports.

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