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Nel giorno dopo il “drop-out” di Gabriele Gravina dalla presidenza della Lega Pro, impazzano gli articoli e le interviste “in rassegna” che tengono vivo l’interesse per un’elezione che più che sembrare dagli esiti già scritti, nei fatti, lo è.

Gabriele Gravina, unico candidato alla Presidenza FIGC trascorre questi giorni di avvicinamento all’Assemblea Elettiva rivestito di interesse e aspettative messianiche nei suoi confronti. Non che questo incida sui suoi comportamenti e toni, che rimangono sempre quelli di una personalità schietta, aperta al dialogo e al confronto ma ferma e decisa che difende con carattere le proprie convinzioni. Ed è questo suo aspetto sincero che lo tutela da eventuali accuse personalistiche quando passa con pari garbo dalla dichiarazione di sentirsi positivamente colpito dalle recenti dichiarazioni di Bonucci (“In un anno la situazione del calcio italiana è peggiorata. Abbiamo solo perso tempo”) e dagli interventi tenuti di fronte al Presidente Mattarella in occasione del 120° Anniversario delle FIGC da Giorgio Chiellini e Sara Gama, quest’ultima in rappresentanza del calcio femminile – movimento che più di altri ha saputo ritagliarsi un meritocratico spazio di ribalta nel recente panorama calcio – al tono di chi non fa mistero della propria perplessità con un eloquente “Lo scopo di Tommasi? Io non lo ho ancora capito” nel commentare la posizione assunta da AIC nonostante un copione ed un esito alle urne già scritti da tempo ed una dichiarata volontà inclusiva riguardante la proposta di figure di Governance FIGC ed il coinvolgimento di AIC in prima linea su argomenti e contenuti di programmi su cui “abbiamo lavorato insieme”, per giunta, a detta dello stesso Gravina.

Gravina va per la sua e marcia spedito verso il 22 ottobre (e oltre!), con un’ agenda già fitta di appuntamenti pre-investitura.

E’ stato invitato venerdì 19 dalla Lega di Serie B per discutere alcuni temi ritenuti imprescindibili, come l’empasse generata dalla riforma dei campionati, per i quali si chiedono chiarimenti e tempi certi, e per tentare di far mettere uno stop alla promozione delle seconde squadre dal campionato di Lega Pro, di cui Gravina stesso è stato Presidente dal 2015, e per la quale si spera che il recente braccio di ferro per far disputare il campionato cadetto a 19 squadre non abbia lasciato strascichi. Alla lista si aggiungono la richiesta di inserimento di organi esterni che agiscano sul controllo dei soggetti delle società e quello della modifica della rappresentanza, attualmente attestata per la B al 5%.

L’argomento della rappresentanza delle componenti in Assemblea è un altro tema caldo che coinvolge un po’ tutti ma sembra preoccupare meno, nonostante risulti necessaria una ridistribuzione del peso delle componenti stesse all’interno della FIGC a partire dal sistema di voto, che vede l’attuale Lega di Serie A – indubbiamente la locomotiva economica e tecnica del movimento come definita nell’articolo odierno di Intorcia e Pinci su Repubblica – che reclama più peso rispetto al suo attuale 12%, ponendosi all’opposto proprio della Lega Pro, già da tempo dimostratasi aperta a ridiscutere il 17% attribuitogli ai tempi in cui era fatta di 90 squadre rispetto le 60 attuali. Assocalciatori (20%) e Assoallenatori (10%) rimangono nel loro mood. Considerando che per gli Arbitri (2%) – a meno di stravolgimenti dalla prossima Assemblea – si tratta dell’ultima votazione e che la LND non ha alcuna intenzione di ridiscutere il proprio 34% che legittima il milione e duecentomila tesserati in capo alla propria Lega, si riscontra la mancanza di un bilanciamento dei poteri differenziato per tematiche che valorizzi il ruolo di ogni singola voce interna alla FIGC, in grado di dire la propria su temi di competenza più verticali.

In primo luogo è questo a nostro avviso che determina un ingranaggio bloccato in tema di riforme, che continuano ad essere invocate da ogni angolo del mondo calcistico italiano, opinione pubblica e mass media compresi, ma che al tempo stesso nonostante sembrino messe bene a fuoco nelle intenzioni, nei proclama e nei programmi (già all’ora quando furono presentati lo scorso gennaio seppur con qualche spiacevole “dimenticanza” in alcuni casi) mancano di una reale volontà e possibilità attuativa fin quando “qualcuno” non si assumerà la responsabilità di agire.

Che questo qualcuno non lo si possa individuare proprio in Gabriele Gravina e nella nuova e coesa squadra di Governo Federale che è fiducioso di assemblare?

Staremo a vedere. L’importante è che questo sentimento di speranza non prenda il sopravvento sugli elementi cardine del confronto e dell’ascolto che sono fondamentali per levare dal binario morto il movimento calcistico italiano, rimettendolo semplicemente in cammino. Il che, di per sé, sarebbe già una bellissima sensazione di rinascita.

Foto da www.tuttobolognaweb.it

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