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Una pubblicità, meglio, una comunicazione di Action Aid come ispirazione e pure indicazione precisa: “Niente sarà più come dopo”. E ancora: “Vivremo in un mondo dove per tutti ci sarà un futiro, quando tutto questo sarà passato”.

Un anniversario, come tanti sfilati in questo lungo inverno. Venti anni fa usci’ Ogni maledetta domenica, il film sul football americano di Oliver Stone. Film che chi non ha visto in sala ha visto nei meme su internet, declinazione positiva della tecnologia. Il discorso del coach Al Pacino alla squadra sembra il discorso che vorremmo ascoltare dal premier Conte: stessa serenità, ma anche e soprattutto stessa chiarezza, richiamo non retorico ma preciso al senso di squadra. “O risorgiamo come squadra, o cederemo un centimetro alla volta”. E poi: “Si combatte per un centimetro, ci difensiamo con le unghie e con i denti per un centimetro,perche’sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora fara’la differenza tra la vittoria e la sconfitta”.

L’idea, rafforzata col passare del tempo, che avremmo dovuto e potuto affrontare il coronavirus con metodi da football Nfl, lasciando in campo , all’inizio, il defensive team, sostituendolo con l’offensive team per la fase 2, ma senza sotterrare per egoismo, e isteria regole che resteranno per un bel po’non a limitare la nostra libertà, e piuttosto per garantire la migliore delle sopravvivenze, e cominciando da subito a far scaldare lo special team per gestire la ripartenza, ovvero la partenza piu’difficile, un momento in cui bisogna davvero essere una squadra, senza rinunciare a nessuna competenza, sapendo anzi unirle.

Una lettura, che raccomando, all’inizio non collegata al momento, e diventata poi bussola di nuovo per affrontare il coronavirus e soprattutto per cominciare a pensare, per disegnare un futuro. Il libro e’di Simon Sinek: Il gioco infinito. Si parla di aziende, insomma s infinitempre di squadre. ” Quando partecipiamo a un gioco finito, giochiamo per vincere. E anche se speriamo di giocare bene e di divertirci, di sicuro non giochiamo per perdere. La motivazione che ci spinge a partecipare a un gioco infinito è completamente diversa: l’obiettivo non è vincere ma continuare a giocare. E’far progredire qualcosa di piu’grande di noi e delle nostre organizzazioni”.

La rabbia di vedere che il calcio di serie A invece di esprimere una preferenza per la continuità si è ostinato a occuparsi e a preoccuparsi solo del presente. Rabbia non tanto contro il calcio, rabbia perche’la telenovela su tutti i problemi da superare per la ripresa del campionato non ha aiutato a capire che, serie A o campionati giovanili, i problemi sono gli stessi, e che l’urgenza di ripartire è la stessa: assecondata, militarizzata quasi quella del vertice, dimenticata, cancellata quella dello sport di base che pure sostiene il vertice e sicuramente ha un ruolo sociale.

La raccolta delle prime norme: un pallone per ogni giocatore, una borraccia per ogni atleta, le panchine che da collettive diventeranno sedie individuali per tenere separati quello che le squadre uniscono. L’indispensabile sanificazione degli impianti. I primi conti facili da fare, purtroppo: per lo sport minore sarà difficile, speriamo non impossibile, ripartire. E più tardi mandiamo in campo lo special team, peggio sarà.

La sintesi come un manifesto: lo sport della ripartenza dovrà occuparsi e preoccuparsi primariamente di essere prima che un risultato un ambiente, un ambiente come lo vogliamo tutti oggi, sano, inclusivo. Con le mascherine, il distanziamento fisico e non quello sociale, che, bisognerebbe fare piu’attenzione alle parole, è un’altra cosa., è esattamente l’inferno da cui vogliamo stare alla larga: possiamo tollerare tutto, se capiamo che niente sarà più come dopo, che dovremo difendere ogni centimetri, che dovremo partecipare a un gioco

Infinito. Siamo rimasti chiusi in casa, normale che adesso, uscendo, cerchiamo la stessa protezione. Lo dice anche il proverbio: there is no place like home, non c’è nessun posto come casa. Non c’è una casa bella come lo sport

Autore

Luca Corsolini

Giornalista sportivo, prevalentemente in TV, dagli esordi come curatore conduttore di Assist ai Giochi Olimpici seguiti per Sky e Discovery. Storica voce della pallacanestro italiana, da comunicatore ha lavorato per aziende come Adidas e organizzazioni sportive quali Lega Pallavolo Serie A, Bologna Calcio, Virtus Basket. È docente in diversi Master e per la Scuola dello Sport del Coni . 

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