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<<Gestori e proprietari: forse, il grande momento è arrivato>>.

 

La scorsa settimana abbiamo pubblicato la notizia relativa alla Proposta di Legge per intervenire sul restyling degli stadi di interesse storico (qui, per approfondire).  

Pare, e dico “pare”, che la possibilità di combattere finalmente la burocrazia e tutto quello che frena gli imprenditori ad intervenire all’ammodernamento degli impianti sportivi esistenti tutelati dalla Soprintendenza non sia più utopia. Ovviamente la notizia, sembra rivolgersi prevalentemente ai più grandi e famosi stadi italiani che ne gioverebbero dal punto di vista estetico e gli imprenditori, dal canto loro, dal punto di vista finanziario, grazie all’ampliamento dei servizi connessi all’attività sportiva principale, dando vita a nuovi asset strategici per la stabilità economica futura e la ripresa dall’attuale emergenza nazionale. 

La ricchezza del nostro Paese.

Da uomini e consulenti dello sport quali siamo, vogliamo appassionarci e seguire attentamente questa vicenda poiché l’Italia è ricca di monumenti e di impianti sportivi storici, anche di piccole dimensioni, che ospitano al loro interno l’attività di base utile alla crescita del fenomeno sportivo italiano. Queste realtà, più di altre, rappresentano le dimore degli atleti di vertice. È proprio qui, nel “mondo pre-star”, che la riforma è utile, necessaria ed illuminata per mettere i gestori delle asd/ssd o i proprietari delle strutture (es. Enti pubblici) nelle condizioni di appianare più velocemente i gap normativi in cui la maggior parte degli impianti in questione, si trova. Proprio così, molti impianti sportivi e molti stadi di proprietà comunale, sono sì funzionanti e attivi ma non in perfetta linea con i requisiti richiesti dai vari enti preposti e le lunghe ed estenuanti ricerche di “strade” idonee per intervenire, diventano scogli insormontabili sia per il gestore che per “il proprietario”, a discapito della sicurezza per l’utenza e della tutela culturale del bene immobile stesso.

La consulenza gestionale di CMA.

A tal proposito, per comprendere al meglio l’importanza dello “snellimento burocratico” vi riportiamo la case history di una struttura sportiva di proprietà comunale che ci ha visti impegnati in una “burocraticamente” delicata e difficoltosa consulenza, tra il 2018 ed i primi mesi del 2020. Il bene immobile in questione, disponeva di gravi carenze normative inerenti alla sicurezza, causate dall’inagibilità dell’accesso principale dell’impianto, rappresentata da un portale monumentale degli anni ’20 tutelato dalla Soprintendenza. Tale monumento non era mai stato posto a restauro né tanto meno era stato soggetto ad interventi di piccola manutenzione, poiché censito come “intoccabile” dalla Soprintendenza ai beni culturali. I vari gestori che si sono susseguiti nel tempo, non avendo ben chiari i processi burocratici e demoralizzati dalle pratiche – estenuanti – prospettate dai vari interlocutori, hanno abbandonato il portale in oggetto al suo destino, avviandolo verso un percettibile deterioramento complessivo e trasformandolo in una vera e propria “minaccia” per l’utenza, oltre che elemento di apparente degrado paesaggistico. 

Nel 2018, però, grazie alla lungimiranza e la pazienza del nuovo gestore condita con l’ottima collaborazione dell’Ente pubblico di riferimento (proprietario del bene), siamo riusciti a definire le importanti strategie utili per centrare tre obiettivi fondamentali:

  1. risanare il monumento: ovvero, renderlo strutturalmente sicuro e quindi “agibile”;
  2. ridare alla luce e mettere a disposizione della comunità locale, un monumento storico nel completo rispetto di tutte le procedure di restauro previste;
  3. fornire, al gestore, il “tassello” mancante per ricevere l’agibilità dell’impianto sportivo.

Come potrete immaginare il percorso non è stato per nulla semplice e veloce. Un lavoro che ha richiesto un anno e mezzo solo per arrivare al fatidico “ok” per l’apertura del cantiere. 

Ripercorrendo i momenti salienti di questo lavoro, per noi molto appassionante e sfidante, l’intero processo, rivelatosi poi “vincente”, potrebbe essere semplicemente riassunto in tre fasi cruciali: 

  • Analisi del contesto. 
  • Ricerca di partner idonei alla realizzazione del progetto. 
  • Espletamento pratiche tecniche e burocratiche.

N.B. E’ importante considerare che, in generale, il gestore dell’impianto sportivo, per intervenire sulla struttura del bene immobile, IN OGNI CASO, deve sempre ottenere l’”OK” a procedere dell’Amministrazione o dell’Ente proprietario.


Per esplicitare la “fase tre” che rappresenta il tema in oggetto, vogliamo ricordare quanto è stata macchinosa e quasi estenuante la prassi
standard, che prevede un articolato percorso, con continue richieste, passaggi di consegna, conferme parziali necessarie per arrivare a quelle totali. 

L’iter si è costantemente sviluppato in una articolata serie di istanze e proposte le quali, di volta in volta, dovevano essere portate all’attenzione della proprietà, del gestore e dei tecnici, a seconda dello stato delle richieste e delle valutazioni od approvazioni necessarie. Ogni passaggio doveva subire l’analisi, il parere e la conferma di tutti i protagonisti in gioco.

Noi abbiamo rappresentato il perno costante di tutti gli scambi ed i confronti indispensabili fra l’Ente pubblico, il gestore ed i tecnici per tutta la durata “dei lavori” ed abbiamo garantito il puntuale sviluppo dell’evoluzione progettuale, raccordando le esigenze economiche del gestore, quelle progettuali nel rispetto delle richieste sia del proprietario, in persona dei propri tecnici comunali, che delle disposizioni imposte dalla Soprintendenza, relative alla salvaguardia del portale storico.

Tale interazione ha determinato la realizzazione del “progetto esecutivo e definitivo” da sottoporre alla Soprintendenza, la quale di fatto, non ha limiti temporali (almeno fino ad oggi) per approvarlo o rigettarlo (ATTENZIONE!!! “Capite bene che, un eventuale rigetto dopo quasi due anni di lavoro comporterebbe una scossa emotiva notevole per qualsiasi soggetto”).

Alla luce di questa nostra esperienza, lunga 18 mesi per ricevere, semplicemente, un fatidico “ok”, riteniamo che la possibilità di ridurre i tempi burocratici di attesa, per permettere la ristrutturazione degli impianti sportivi monumentali, mantenendo invariato il rispetto storico e culturale che meritano, sia indubbiamente una grossa opportunità per far vivere i luoghi sportivi in piena sicurezza a tutti gli utenti che ne vogliono godere in veste di cittadini utenti, praticanti, o da semplici  “spettatori della domenica” amanti dello sport e degli spettacoli dal vivo per cui tutti i grandi impianti sportivi italiani sono pensati e strutturati.

Autore

Alberto Bonomi

Geometra ed ex nuotatore agonista di livello nazionale. E’ stato allenatore, dirigente e coordinatore di centri sportivi, soprattutto natatori. Specializzato come consulente per la riqualifica e manutenzione di impianti sportivi pubblici e privati, materie delle quali è formatore presso la Sezione CONI provinciale di Mantova. Nel 2017 ha conseguito l’Executive Master in Management dello Sport LUISS – CONI.

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