L’arte dell’imbroglio è vecchia quanto il mondo: dallo sport tradizionale agli eSport, in molti ci provano. E alcuni vengono beccati.

A cura di Giovanni Calgaro – www.everyeye.it 

L’importante non è vincere ma partecipare“. Sono incalcolabili le volte che abbiamo sentito e ripetuto, magari declinandolo in mille modi diversi, questo famosissimo aforisma “olimpico” erroneamente attribuito a Pierre de Frédy, barone di Coubertin. 
Il significato sarebbe, in sostanza, questo: nella vita è fondamentale dare sempre il massimo, perché combattere e sapere di aver dato tutto, è importante quanto – se non più di – una vittoria. 
Nello sport tradizionale, questa massima è assurta a mantra, in grado di rappresentare i valori dei giochi olimpici e dello sport in generale. Questo, ovviamente, trasposto al nostro medium può valere anche per il gaming competitivo. 
C’è, però, a chi piace vincere facile; qualcuno per cui la vittoria deve esser raggiunta a ogni costo. Ovviamente negli sport tradizionali si sono avvicendati innumerevoli (e creativi) modi per barare. Il culmine dello stato dell’arte, a nostro avviso, può essere ricondotto al “doping di stato” degli atleti russi, magistralmente narrato dal film Icarus del 2017. Guardatelo, perché ne vale davvero la pena.

Il vantaggio illecito

L’esport non è escluso dal fenomeno. C’è sempre chi vuole cogliere ogni occasione pur di vincere a tutti i costi. Nel gaming competitivo, forse ve ne sarete accorti, stanno iniziando a girare sempre più soldi e a tutti fanno comodo i premi dei grandi tornei, la gloria…e le vincite derivanti dalle scommesse. Al contrario degli atleti tradizionali, i giocatori professionisti impiegano altri mezzi per alterare le proprie prestazioni. Chiaramente non manca l’utilizzo di sostanze stimolanti ma, al momento, tale pratica non può esser paragonata al doping come lo abbiamo sempre inteso.

I pro player sfruttano soprattutto software, per guadagnare un vantaggio illecito sugli avversari. Non solo: col fatto che molti tornei vengono giocati online, è invalsa la pratica dello “stream sniping“, ovvero spiare quello che sta facendo l’avversario…direttamente sul suo canale Twitch, o in quelli ufficiali.
Ultimamente abbiamo visto scoppiare diversi scandali, come il caso dei giocatori di PUBG dei campionati europeo statunitense beccati a barare e squalificati per ben tre anni. Non solo loro; ma anche chi ne ha tratto un vantaggio indiretto, ovvero i compagni di squadra. Tre anni, per un pro player, possono significare la fine di una carriera. Altri, invece, sono stati colti in flagranza di reato, intenti nelle più disparate attività illecite. Ne abbiamo raccolto alcuni esempi, per mostrarvi che il crimine non paga.

Forsaken

Iniziamo con uno degli scandali più recenti, quello più plateale ed esilarante (per il popolo del Web), che ha scosso la community di Counter-Strike: Global OffensiveNikhil “Forsaken” Kumawat, giocatore degli OpTic India, è stato beccato con un programmino di quelli furbi (nominato innocentemente Word.exe) alla fase finale del CS:GO eXTREMELAND ZOWIE di Shanghai. Gli organizzatori hanno scoperto il programma cheat (un aimbot) sul computer di Forsaken durante una pausa in una partita contro la formazione vietnamita Team Revolution.

Il giocatore e l’intero team sono stati immediatamente squalificati e le indagini sulla condotta del ragazzo hanno fatto il loro corso, risalendo persino all’importantissimo torneo ESL India Premiership 2018 da cui gli OpTic erano, guarda caso, usciti vincitori. Forsaken aveva barato anche lì e, quindi, la vittoria è stata riassegnata, squalificando l’intera formazione. Gli OpTic (organizzazione texana), a seguito dello scandalo che ha inferto un durissimo colpo all’integrità e alla crescita della promettente scena esport indiana, hanno deciso di sciogliere la squadra. Di conseguenza, a pagare lo scotto della stupidaggine non è stato il solo Forsaken, ma tutti i compagni, lo staff e – appunto – la scena competitiva indiana.

Tom60229

A novembre, Blizzard ha pubblicato un comunicato ufficiale relativo alle accuse di cheating negli Hearthstone Global Games. Durante il torneo riservato alle nazioni del card game più popolare al mondo, infatti, è accaduto uno spiacevole episodio che ha coinvolto, udite udite, il campione in carica Tom60229 e il suo avversario, Samuel “Sequinox” Chan di Singapore. È stato rilevato che durante gli Hearthstone Global Games Tom60229 e il suo team (Taipei) stavano facendo “stream sniping“. Detto in parole povere, stavano guardando la partita per ottenere informazioni sulle mosse dell’avversario.

Vi starete chiedendo come è stato possibile scoprire l’inganno. Semplice: quando Taipei ha caricato un video del match, si sentivano le voci in sottofondo in cui parlavano chiaramente delle carte del giocatore di Singapore. Tom60229 e il suo team sono stati ovviamente squalificati dal torneo.
La pratica dello “stream sniping” è invalsa nella pratica ed è forse il metodo più comune per barare nel gaming. Certo, che lo scandalo abbia coinvolto proprio il campione del mondo non è molto edificante.

Sado

Philadelphia Fusion sono stati una delle più grandi sorprese della Overwatch League. Dopo una stagione fatta di alti e bassi, la squadra è riuscita addirittura a battere le favorite del campionato e ad assicurarsi l’accesso alla finalissima di New York, dove purtroppo hanno dovuto inchinarsi di fronte alla devastante efficacia dei London Spitfire. Gli inizi della stagione, però, non sono partiti col piede giusto. Uno scandalo molto grave, infatti, ha coinvolto uno dei giocatori di punta.

Kim “Sado” Su-Min è stato sospeso prima dell’inizio della stagione inaugurale perché è stato scoperto a fare “account boosting”, da poco persino considerato reato in Corea del Sud.Alla luce delle evidenze, Sado è stato sospeso per ben trenta partite: si è trattato di uno dei ban più pesanti dell’intera storia di Overwatch. Dal canto suo Sado si è sentito in dovere di giustificarsi: sentiva che il sistema messo in piedi da Blizzard per raggiungere l’agognato status di giocatore professionista lo aveva deluso: non c’era alcuna possibilità per lui di diventare un professionista senza ricorrere a qualche aiuto. Quindi il diciottenne ha trovato altri modi, per guadagnare.

Life

Lee “Life” Seung-Hyun è stato uno dei giocatori di Starcraft più vincenti e forti di tutti i tempi; ha raggiunto il tetto del mondo portandosi a casa uno dei più importanti tornei di Starcraft II: il campionato del mondo del 2014. 
Per Life, però, il successo non era destinato a durare. Nel 2015 scoppiò uno scandalo che scosse il panorama coreano di Starcraft II. Le indagini della coreana e-Sports Association(KeSPA) – anch’essa coinvolta in scandali corruzione e delle forze dell’ordine coreane rivelarono una serie di match-fixing risalenti al gennaio di quell’anno, con diverse importanti personalità coinvolte nella scena competitiva.
Nel gennaio dell’anno successivo, KeSPA dette l’annuncio che Life era persino stato arrestato su mandato dall’ufficio del procuratore di Changwon con l’accusa di aver ricevuto denaro in cambio di accordi su alcune partite truccate.

Dalle indagini emerse che Sung “Enough” Jun Mo, un ex giocatore successivamente divenuto caster, aveva pagato Life affinché quest’ultimo perdesse intenzionalmente alcune partite. Il fine ultimo dei biscottoni? Le scommesse, come al solito. Puntare contro Life, evidentemente, pagava molto bene a quel tempo, tanto da giustificare gli accordi sottobanco.

Morale della favola, Life fu condannato a diciotto mesi di reclusione (sì, in Corea del Sud come avrete capito non vanno molto per il sottile), una sospensione di tre anni e una multa di oltre 64.000 Dollari, oltre al divieto di partecipare a qualsiasi torneo patrocinato da KeSPA. Life, nonostante i tentativi fallimentari di appellare la sentenza, ha visto la propria…vita, professionale e non, andare in frantumi: il ragazzo è diventato il paria della community di Starcraft II e gli è stata revocata la vincita del mondiale.