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Nuove prospettive per un futuro…creativo!

 

Il 26 giugno è stato pubblicato il bando per l’assegnazione dei lavori di ristrutturazione e riqualificazione del “PalaTiziano”. Per chi non lo sapesse, il Palazzetto dello sport, noto, appunto come PalaTiziano, è un edificio multifunzionale ideato e progettato nel 1956 dall’architetto Annibale Vitellozzi e dall’ingegnere Pier Luigi Nervi, inaugurato nel 1958 in previsione dei Giochi Olimpici del 1960, a Roma.  I lavori di costruzione permisero a questo impianto di essere il primo, tra quelli concepiti per l’Olimpiade, ad essere completato. 

Il palazzetto fu costruito con accorgimenti innovativi sotto i più vari profili. Le opere strutturali in cemento furono realizzate dalla Nervi & Bartoli, mentre la Siemens si occupò dell’impianto di diffusione audio interno; la Barbieri installò gli impianti di condizionamento, riscaldamento e ricircolo aria e la Electra si occupò di tutti i lavori di illuminotecnica ed elettricità. Il costo totale dell’impianto ammontò a 263 milioni di lire dell’epoca (pari oggi, a circa 136.000,00 €).

L’architetto Bruno Zevi paragonò il Palazzetto al Pantheon ma con alcune differenze innovative. La struttura di Nervi e Vitellozzi comprende un emisfero in cui la luce entra lateralmente e non verticalmente come accade nel Pantheon e ne allarga idealmente lo spazio, attenuandone l’effetto monumentale. Inoltre, le caratteristiche spaziali dell’edificio non permettono un preciso riferimento all’osservatore il quale ha l’impressione che le dimensioni dell’impianto si riducano all’avvicinarsi ad esso.

Per l’epoca questa costruzione fu rivoluzionaria perché si realizzò un impianto esteticamente innovativo e diverso dalle precedenti analoghe strutture, accompagnato dallo studio dettagliato dei particolari e del design in perfetta armonia con il territorio circostante e coerente con le forme urbanistiche romane all’epoca dominanti.

Una vera e propria struttura all’avanguardia, in grado di mescolare armoniosamente la forma della cultura e dell’arte con la forma dello sport che per ben 70 anni ha regalato emozioni, gioie e dolori agli amanti sportivi per poi arrendersi, o quasi, definitivamente nel 2018 con l’avvento delle nuove linee guida, definite dagli enti preposti (CONI – Ministero dell’interno), relative alla sicurezza ed al suo utilizzo.  

Da quel lontano 1960 tutte le costruzioni sportive si sono ispirate a questo modello di fusione, per almeno un trentennio.

Dai XVII Giochi Olimpici ad oggi, ogni paese che si è aggiudicato l’evento ha sempre proposto novità uniche, d’ispirazione per tutto il mondo.    

Riportando il concetto ai tempi nostri, per esempio, le Olimpiadi di Londra hanno segnato l’epoca della “sostenibilità” aggiudicandosi il primato di “Prima Olimpiade eco-sostenibile” della storia dei Giochi. Questo primato gli è stato conferito grazie a tutti gli accorgimenti specifici con cui è stato concepito l’evento, a partire dal tipo di costruzione delle sedi dove si sono svolti gli eventi sportivi, all’obiettivo zero rifiuti in discarica, per finire al cibo rigorosamente sostenibile. Le gare olimpiche sono state ospitate da strutture già esistenti e gli edifici di nuova costruzione, come lo Stadio Olimpico, il Centro Acquatico e il Velodromo, hanno adottato criteri ecologici. Inoltre, i materiali da costruzione sono arrivati tramite ferrovia o via fiume, per ridurre le emissioni di carbonio.

Da quel momento non solo il concetto di sostenibilità ambientale e sociale è entrato definitivamente nell’approccio formativo di tutti, ma anche nella concezione progettuale degli edifici sportivi stessi. Un bel passo avanti, quindi, dall’esclusiva innovazione, prettamente strutturale del PalaTiziano. 

Possiamo quindi affermare, che il “check-point” olimpico determina il trend del movimento sportivo mondiale? O, il movimento stesso porta a definire l’innovazione e le proposte quadriennali? 

Certo è che ad oggi, chi farà “risplendere” il PalaTiziano sarà investito di una grande responsabilità; come se fra 50 anni si ri-strutturasse e si riattivasse l’attuale modernissimo “London Aquatics Center” o “l’Olympic Stadium” – dopo anni di inattività.

Valutando la partenza e l’attuale situazione, il futuro dell’impiantistica sportiva o meglio, come piace chiamare anche a noi di CMA, delle “case dello sport”, sarà un’unione architettonica fra passato e futuro, non con nuove costruzioni ma con mastodontiche riqualificazioni nel pieno rispetto delle politiche ambientali e sociali, in piena armonia con i principi di CSR – Corporate Social Responsibility, caratterizzati da elementi digitali all’avanguardia, con un modello gestionale polifunzionale dove la funzione non sarà solo la poliedricità gestionale delle manutenzioni strutturali e dei servizi proposti, al fine di non “buttare via nulla”.

Sportivi, e professionisti tecnici e creativi: mettiamoci all’opera!

Autore

Alberto Bonomi

Geometra ed ex nuotatore agonista di livello nazionale. E’ stato allenatore, dirigente e coordinatore di centri sportivi, soprattutto natatori. Specializzato come consulente per la riqualifica e manutenzione di impianti sportivi pubblici e privati, materie delle quali è formatore presso la Sezione CONI provinciale di Mantova. Nel 2017 ha conseguito l’Executive Master in Management dello Sport LUISS – CONI.

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