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Il nuovo pallone della Serie A tra polemiche e gradimenti. Una riflessione a cura del nostro Carlo Alessandri.

Considerabile tanto vittima quanto carnefice – a prescindere da tutto e tutti -, complice o balordo a seconda del subente, oppure del senso di sportività del vinto o del vincitore. E’ amico e nemico, si agguanta, si “prende” e basta e/o a volte si prende a testate, si maltratta o lo si tratta con grazia – spesso producendo esiti opposti e contrari e certamente mai uguali ed identici; lo si contrasta o diventa oggetto di disputa, così come totem o emblema della pace o della costruzione. 

Ne parliamo in prima persona, in terza o non ne parliamo affatto, anche perchè non serve farlo. Al massimo, lo si chiama per prendersene possesso, il quale non è mai definitivo ed è per sua natura transitorio (il possesso). Lo si scaglia con la stessa determinazione con cui lo si “scarica”, per alleggerimento o per emergenza. 

E’ neutrale, ma non fa sconti. Ti grazia, ma non perdona. Non pensa ma consente agli altri di farlo. 

E’ l’incarnazione strumentale dello yin e dello yang, del quale richiama addirittura la forma sferica nonché, secondo una delle iconografie e morfologie archetipiche della nostra generazione, i colori.

E’ la sineddoche di un movimento, di un sentimento, di una fede intramontabile da quando è sorta.

E’ l’unico “essere umano” sulla faccia della terra che se lo prendi a calci non si lamenta, piuttosto, si rallegra e comincia a svolazzare, a rotolare, saltellare o “rimbalzare” come si dice nel suo misterioso gergo, talmente ermetico che neanche il più dotto filologo sulla faccia della terra è riuscito a risalire al suo ceppo linguistico, culturale e semi-gutturale con il quale spesso si apostrofa il completamento della missione per cui è venuto al mondo, e che pur non avendo studiato filologia, antropologia culturale e linguistica in maniera seria ed approfondita, mi pare io sia riuscito a risalire ad un papiro in cui si descrive foneticamente che faccia pressappoco così: “Ggggooooo’!!!!”

Mi sembra chiaro mi riferisca con stucchevole enfasi al pallone da calcio. Ci ho pensato perchè la scorsa settimana è stato lanciato il nuovo pallone che sarà protagonista della prossima Serie A 2020-2021 (sulla nostra pagina facebook la news).

Lo hanno chiamato “Flight” e sarà identico ai palloni utilizzati anche in altri campionati europei, anche se per la nostrana Serie A vestirà una grafica personalizzata per renderlo “unico”. 

Un design indubbiamente innovativo che lo scaglia lontanissimo da quello che abbiamo imparato ad apprezzare in due secoli di storia. Anzi, di più.

Si pensa infatti che i primi palloni nella storia del calcio hanno origini molto lontane, le cui tracce risalgono al 2600 A.C., quando in Cina si praticava lo “Tsu-Chu” (palla spinta con il piede). A quei tempi, la palla aveva una forma piuttosto irregolare e veniva ricavata dalla vescica di maiale gonfiata, successivamente, a partire dal XX secolo, fu adoperata una camera d’aria interna in gomma, ricoperta da 12 strisce di cuoio.

Era difficile da controllare e allo stesso tempo così pesante da provocare forti dolori alle caviglie: ma il “vero pallone da calcio” ha una storia lunghissima, oltre 150 anni e risale al 1863 grazie alla federazione calcistica inglese (dove nacque il Football), epoca dalla quale assunse forma sferica, con una circonferenza compresa tra 68 cm e 70 cm e un peso tra 410 e 450 grammi, gonfiato a una pressione compresa tra 0,6 e 1,1 atmosfere, e ricoperta da cuoio o altro materiale che nel corso delle decadi se via via emancipato dalla tradizionale tomaia di cuoio (è stato il Tango 1982 l’ultima versione in completa “pelle”).

Dall’82 ad oggi troppi ne abbiamo ammirati o criticati. Fatto sta che la grande innovazione di “Aerowsculpt”  è nella sua forma che non sarà più liscia ma presenterà zigrinature evidenti per dare maggior gestione ai giocatori nel contatto con guanti e scarpini. Verrà presentato ad agosto. 

A mio avviso è molto meno bello di tanti altri palloni che hanno catturato il mio senso del bello invitandolo a concentrarsi su quanto sentimento dell’arte possa ispirarmi ammirare il design di un semplice pallone da calcio, il quale insieme a tanti altri palloni di differenti discipline sportive, io ritengo essere degno oggetto in grado di alimentare periodicamente una riflessione sul concetto di design e arte contemporanei.

Questo per dirvi che a me non piace. Che a molti altri è piaciuto tantissimo, e quindi sembra aver diviso ancor prima di essere ufficialmente presentato (ci sarà un evento dedicato ad agosto, per questo). Mi piacerebbe tanto sapere cosa ne pensate voi, cari amici di CMA, a riguardo.

Evviva il Tango. 

Autore

Carlo Alessandri

Ex calciatore professionista. Laureato a pieni voti in Forme e Tecniche dello Spettacolo alla Sapienza di Roma. Dal 2012 al 2017 opera nel settore della produzione e distribuzione cinematografica. Nel 2017 ha conseguito l’Executive Master in Management dello Sport LUISS-CONI. E’ autore – regista di corti, docu e format originali di intrattenimento sui temi Sport ed Esports.

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